Monthly Archives: novembre 2010

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IN EDILIZIA SOLO UNA MALATTIA PROFESSIONALE SU 15 VIENE DENUNCIATA

La letteratura internazionale evidenzia come le malattie professionali sono frequentemente sottostimate. Ciò è tanto più vero per l’edilizia. Il dato è confermato da uno studio ricerca promosso dal CPT di Bergamo e realizzato dalla Unità Operativa di Medicina del Lavoro (UOOML) dell’Azienda Ospedaliera “Ospedali Riuniti” di Bergamo, che da 7 anni conduce anche uno studio longitudinale su un campione di lavoratori di più di 70 imprese iscritte alla cassa edile. Lo studio eseguito dall’equipe guidata dal Dott. Giovanni Mosconi è stato effettuato su un campione di 1320 lavoratori edili applicando il protocollo sanitario (Gold Standard) stabilito dalla SIMLII (Società Italiana di Medicina del Lavoro ed Igiene Industriale) in specifiche Linee Guida (vol. 22). In sintesi risulta che nel 2009 su un campione di circa 1320 lavoratori i casi denunciati di malattie professionali sono 47, pari al 3,56%, mentre il dato lombardo atteso (secondo le statistiche Inail) era di 0,11% (448 casi segnalati) e il dato nazionale era dello 0,24% (4882 segnalazioni).
Da ciò si deduce che la UOOML di Bergamo segnala casi di malattie professionali in edilizia con una frequenza di circa 15 volte superiore rispetto al dato nazionale e di 32 volte superiore a quello regionale. Per ogni caso segnalato di malattia professionale in Lombardia corrispondono, dunque, 31 casi non segnalati.
Il grado di sottostima è evidente. Infatti se le segnalazioni all’Inail fossero, in provincia di Bergamo che ha circa 60.000 occupati nel settore, identiche a quelle del campione in studio i casi denunciati in Provincia sarebbero 2114.E’ chiaro che il dato è una estrapolazione e andrebbe quindi verificato, ma se fossero anche solo la metà i casi attesi il numero delle mancate denunce è molto elevato pur essendo la provincia di Bergamo quella che segnala più casi.
Confermano il dato ottenuto le stime degli igienisti inglesi dell’ Health and Safety Excutive (Statistics HSE Books 2006), che indicano nel 3,86% – contro il 3,56 ottenuto nel campione di Bergamo – la percentuale di nuovi casi anno di malattie professionali denunciate negli edili d’oltre manica che contano un numero di occupati sovrapponibile a quelli italiani.
Nel nostro Paese esiste un’ evidente mancanza di segnalazioni, che pesa ancora di più se si considera che le stime internazionali riferiscono di un rapporto fino a 1 a 20 di morti per infortunio contro i morti per malattie professionali: per ogni morte da infortunio se ne registrano 20 dovute a malattia professionale.
Inoltre, il citato studio della UOOLM di Bergamo mette in evidenza che la percentuale di malattie professionali tra i lavoratori con più di 40 anni è del 22,2%, ovvero di 1 lavoratore su 5, anche in questo caso il dato risulta totalmente sovrapponibile alle stime europee (Gold Standard).

RUOLO DELL’RLST NEL PROTOCOLLO DI SORVEGLIANZA SANITARIA

Intervista a Giovanni Mosconi Direttore dell’Unità Operativa Ospedaliera Medicina del Lavoro (UOOML) dell’Azienda ospedaliera “Ospedali Riuniti” di Bergamo.
A suo parere l’Rlst può collaborare con il Medico del lavoro? Per la legge l’Rlst è un interlocutore del medico del lavoro: tra di loro ci deve essere uno scambio di informazioni reciproche. Anche nell’ambito dell’attività di sorveglianza sanitaria è auspicabile una collaborazione proficua fra le due figure.
In che modo, ci può fare un esempio? L’Rlst che più frequentemente del medico visita i luoghi di lavoro può facilmente verificare se le limitazioni espresse dal medico competente nei giudizi di idoneità per un lavoratore vengano effettivamente rispettate.
L’Rlst può controllare se si fa prevenzione?Il rappresentante per la sicurezza dei lavoratori non deve solo avere una grande attenzione ai problemi relativi alla sicurezza in cantiere ma anche ai rischi per la salute cioè di quelli che sono causa di malattie professionali. Le malattie professionali infatti “uccidono” più degli infortuni.

1-4 DICEMBRE: RLST A ROMA CON I MEDICI DEL LAVORO

A Roma, dal 1 al 4 dicembre, gli Rlst di Asle saranno presenti al 73° Congresso nazionale della Società Italiana Medicina del Lavoro ed Igiene Industriale (SIMLII). Con uno stand dedicato l’Associazione per la Sicurezza dei Lavoratori dell’Ediliza di Milano, Lodi, Monza e Brianza promuove le sue iniziative.
In particolare sarà distribuito il dvd “La fatica in edilizia” con l’intervista all’equipe medica guidata dal Dott. Giovanni Mosconi dell’Unità Operativa di Medicina del Lavoro degli Ospedali Riuniti di Bergamo con la sintesi dei risultati della ricerca finanziata da Asle sul dispendio energetico nel lavoro edile. Interessanti i risultati.

DA ASLE UN CONTRIBUTO PER INDIVIDUARE LE MALATTIE PROFESSIONALI

I risultati della ricerca dal titolo “La fatica in edilizia” commissionata da Asle all’Unità Operativa di Medicina del Lavoro dell’Azienda Ospedaliera degli ospedali riuniti di Bergamo saranno citati nell’ambito del 73° Congresso nazionale della Società italiana Medicina del Lavoro ed Igiene Industriale (SIMLII) che si svolgerà a Roma dal 1 al 4 dicembre 2010.
Il valore della ricerca, fortemente voluta da Asle, si colloca nel panorama di studi che portano alla definizione scientifica delle diverse patologie che insorgono nei lavoratori edili e che si possono, così, identificare come malattie professionali. Lo studio finanziato da Asle è importante anche alla luce delle “Linee guida per la sorveglianza sanitaria in edilizia” della Regione Lombardia, che mettono in evidenza la difficoltà di individuare le malattie professionali.

PIU’ PREVENZIONE CON L’AIUTO DELL’INAIL, UN FONDO DI 60 MILIONI DI EURO

Un finanziamento a fondo perduto per sessanta milioni di euro dedicato alle imprese che investono in  sicurezza. E’ questa la cifra che l’Inail mette a disposizione per tutte le aziende – anche quelle individuali – iscritte alla camera di commercio, che fanno della prevenzione una delle loro priorità d’intervento.
Lo stanziamento verrà ripartito in budget regionali, in funzione del numero di addetti e dell’andamento infortunistico di ciascun territorio. In quest’ottica — si legge nel comunicato pubblicato il 22 ottobre sul sito internet dell’Inail — i sessanta milioni di incentivi si definiscono come un atto di intervento immediato per la promozione della sicurezza nei luoghi di lavoro, anche in attesa che il perfezionamento dell’accordo con le parti sociali renda utilizzabili le ulteriori risorse già messe a disposizione dal ministero del Lavoro. E’ intenzione dell’Istituto incrementare ulteriormente le risorse a disposizione delle imprese fino a 100 milioni di euro.
A COSA SERVE IL FONDO I sessanta milioni di euro saranno disponibili per progetti di investimento volti al miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori, alla formazione, alla sperimentazione di soluzioni innovative e di strumenti di natura organizzativa ispirati alla responsabilità sociale delle imprese.
COME FARE Dal sito internet dell’Inail alla sezione “Punto Cliente” le imprese interessate possono accedere ai singoli bandi regionali per inserire i dati anagrafici dell’impresa e i particolari relativi al proprio progetto. Solo con il superamento di un punteggio soglia complessivo sarà possibile la compilazione della domanda online.
La procedura per attivare l’iscrizione sarà attiva dopo la pubblicazione dell’avviso sulla Gazzetta ufficiale.

Fonte Inail

LINEE GUIDA PER LA SORVEGLIANA SANITARIA IN LOMBARDIA

Il contributo della ricerca Asle sulla fatica in edilizia rappresenta un tassello significativo per valutare i parametri di affaticamento causati dal lavoro edile e ai quali vengono sottoposti i lavoratori nello svolgimento delle diverse attività e mansioni.
“La difficoltà di una corretta individuazione e valutazione dei rischi — si legge nel documento lombardo “Linee guida per la sorveglianza sanitaria in edilizia” — è riconducibile in parte ai cambiamenti imposti da una tecnologia in rapidissima evoluzione come la meccanizzazione, la movimentazione dei materiali, l’uso sempre più esteso dei prefabbricati e l’utilizzo di nuove sostanze chimiche. Ci sono poi le variabili difficilmente controllabili come le condizioni atmosferiche, la tipologia dei terreni, le diverse modalità di utilizzo o di applicazione dei materiali . Tutto ciò rende difficile non solo la stima, ma spesso anche l’identificazione dei pericoli per i lavoratori, siano essi agenti chimici, fisici o biologici. C’è dunque difficoltà a valutare i rischi professionali per gli operatori del settore, anche se, nell’ultimo decennio, soprattutto nei paesi del nord d’Europa, del nord America e in Italia, gruppi di lavoro, hanno prodotto documentazione di sicuro interesse”.

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